Archivio per Maggio, 2008

IO, sostenitrice della lettura tradizionale

Gli occhi mi bruciano, ho bisogno di un nuovo paio di occhiali o forse ho bisogno di lenti apposite per sostenere le mie lunghe ore d’ avanti al monitor del pc.
Sono in piena sesione d’ esami, ed il mio studio è sempre più concentrato su contenuti supportati elettronicamente, dal materiale didattico rilasciato on line ai link di approfondimento. Bella scoperta il web.
Io oramai sono una internet-dipendente, se non ho una connessione con il www mi sento persa, un pò di tempo fa ( ma non troppo) il mio smarrimento era attribuito al non-avere il cellulare con me ( precisando che ancor prima del non-troppo-tempo fa io del cel potevo fare benissimo a meno, tanto da non averlo avuto per più di un anno), ma nonostante questo io ho serie difficoltà nello sudiare da pagine elettroniche: mi implicano il doppio del tempo, distraggono il mio argomento mediante tanti altri correlati (seppur interessanti ed utili) e provocano ai miei occhi un grande senso di stanchezza immediata.

Forse io sono una delle poche persone al mondo che non apprezza l’ ipertestualità del web ( inteso come supporto di informazioni prettamente per studiare), e che vede nei vantaggi da essa offerti degli svantaggi, infatti una delle caratteristiche fondamentali dell’ ipertesto -se non proprio la definizione- è la possibilità di accedere a parti diverse del costrutto comunicativo in maniera non lineare, lasciando al fruitore il percorso di lettura che un tempo era predefinito dall’ autore.

Io sono per la lettura tradizionale: cartacea, che induce a munirmi di evidenziatore per sottolineare le parti a parer mio più importanti, ma al tempo stesso di penna e di un grande foglio dove io possa annotare in maniera chiave partendo dal centro e diramandomi in tutte le direzioni della pagina , l’ oggetto del mio studio, faccio cioè una mappa mentale.

Quest’ ultima è per me un grande strumento per ricordare e asscociare, ed io credo che ha efficacia solo se è fatta personalmente, utilizzando i colori che sembran più appropriati, per dar la possibilità di collocare i vari concetti secondo il proprio ordine, essa per questi motivi qui si fissa nella mia mente proprio come un’ immagine, non richiedendomi il bisogno di chiudere gli occhi per ricordare, spaziare ed argomentare.

Ho avuto modo di scoprire, grazie al suggerimento dato dal blog di Mestiere di Scrivere, un blog interamente dedicato alle Mappe mentali, che io ho trovato molto interessante, e che consiglio a chi di esse non ne fa uso.

Ma al tempo stesso rimango una grandissima “fan” del web, e sempre più del nuovo e cosi denominato web 2.0.

Gli occhi mi si stanno per chiudere.

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Heidiland e la Spyri

«Da Maienfeld, un’antica cittadina situata in bella posizione, parte un sentiero che dapprima attraversa vaste campagne, poi prende ad inerpicarsi sulle pendici del monte in mezzo a prati di profumata erba di montagna e infine raggiunge l’alpe».

Il romanzo di Johanna Spyri comincia cosi, con la definizione precisa dell’ ambito geografico in cui si svolgeranno le avventure di Heidi.

Dunque, se la scrittrice non si è mai soffermata a fare una descrizione dettagliata sui tratti fisici della piccola eroina, non si può dire che abbia fatto lo stesso con l’ ambientazione, ogni pendio, ciascun fiorellino, le tante colline sono dolcemente sussurate, la Spyri questi luoghi qui li conosceva molto bene, amava passare le proprie vacanze a Maienfeld, cittadina con antiche case patrizie dominate dal castello di Brandis (1100).
La regione turistica di Heidiland quindi, deve il proprio nome non ad una fortunata coincidenza ma ad una penna magica, che é stata in grado di disegnare mediante parole un luogo immaginario dalla collocazione reale.

Con Heidiland la celebre storia è raccontata per una volta in maniera diversa, del tutto originale e…naturale.


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Ri-tornando al titolo

Nel momento in cui mi è stato “imposto” di aprire un blog ( e qui ricordo che il mio ingresso nella blogosfera non è stato del tutto arbitrario) mi sono prefissata un argomento, degli obiettivi ed un determinato percorso da seguire, che ho cercato di sintetizzare nel mio titolo: Heidi e la ricostruzione dei suoi monti.

Inerenza alla traccia, è ciò che mi veniva ribadito ogni volta che stilavo un tema ai tempi della scuola, già a partire dalla terza elementare; mi sono resa conto che nell’ andare avanti nelle mie ricerche io tale tema non l’ ho neanche accennato, eh si, per ricostruzione dei monti io mi riferivo a quella regione reale che è andata a riprodurre e concretizzare un passato e dei luoghi inesistenti, sto parlando di Heidiland.
Ma non nego, che proprio questo mio dilagare in altri argomenti scoperti e approfonditi grazie a questo punto di partenza, che il mio titolo, a parer mio, si carica di maggior forza, attribuento ai “monti” altri e vari contenuti (dagli innumerevoli adattamenti, ai brand, ad Heidi in sé per sé).

Heidiland, un’ intera regione tematica situata nel Canton dei Grigioni, non è solo un marchio protetto, non è semplicemente meta turistica, non è un semplice luogo, essa racchiude in sé dei meccanismi complessi che fanno della memoria e della nostalgia il loro ingranaggio, di Heidi la protagonista per eccellenza, e dell’ individuo non un turista per caso ma un viaggiatore.

Qui di seguito, vi ripropongo un video dallo scopo prettamente illustrativo, dei servizi che questo luogo offre, tralasciando per il momento la sua capacità più intima: di donare modi di essere ed emozioni di un passato esso stesso immaginario.

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Heidi:elogiata dai meteorologi

Qualcuno ricorda l’ episodio della serie anime Heidi intitolato: L’ autunno in montagna?
C’ è un particolare che vorrei evidenziare, la puntata inizia con la voce fuori campo che dice:

l’autunno stava ormai per finire, ed ogni mattina faceva sempre più freddo.
Le cime avevano messo il loro berretto bianco e il vento scuoteva gli abeti intorno alla baita facendoli sussurrare”.

Nel frattempo, le immagini mostrano con precisione i “cirri” e poi i “cirrostrati”, ossia le nubi gelate che precedono le nevicate e poi la piccola Heidi che danza felice sotto la pioggia di neve.
Questa stessa sequenza compare in un flashback di Heidi in una delle puntate della seconda parte della serie, ambientate a Francoforte.

La citazione di questo episodio non è casuale, questo è uno degli esempi che i meteorologi italiani in una loro rivista hanno preso in considerazione , per definire Heidi, un capolavoro immortale che ha il merito di avvicinare gli spettatori alla natura, e spiegando loro il funzionamento delle stagioni.

Io rimango sempre più sbalordita.

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Un Corporate Blog multilingue:Heidi.com

Oramai, e ve ne sarete accorti, sto provando un serio interesse nella ricerca e scoperta di Corporate Blog, dei quali ho già parlato.

Heidi.com oltre ad avere un sempre aggiornato sito web interattivo, per alimentare lo strano e amichevole rapporto con i suoi clienti, ha ben deciso di aprire un blog intitolato Streetwear and Urban clothes, operativo da quattro anni.

Gli argomenti trattati sono tutt’ altro che rigidi, ma vari e molteplici, come del resto molteplici sono le lingue utilizzate, ed i commenti rilasciati, i contenuti non sono tutti inerenti al brand, ma al contrario , informano di tutte le attività dai locali alle opere d’ arte, dalle strade agli eventi, degni di una certa vena creativa.

Inoltre, ogni acquisto fatto on-line è accompagnato da una serie di cartoline,autocollanti con il logo del brand, che i proprietari chiedono di attaccare un pò ovunque, e di fotografare e di inviare al blog: tutte queste esperienze personali sono inserite nella categoria Guerrilla ed Heidi sees.

Talvolta la loro “guerriglia urbana” sfiora addirittura i limiti della legalità.

La cosa che più mi ha sorpreso è che i gestori del blog sono gli stessi creatori della società, i quali rispondono ai commenti utilizzando un tono che accorcia ogni distanza, e consolida ogni relazione.

Bel blog.

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Heidi.com, per un marketing tutto urbano

I creatori di Heidi.com hanno seguito alla lettera tutti gli insegnamenti dell’ eroina svizzera, divenuta oramai cittadina del mondo.
Nel descrivere il proprio lavoro, i tre ragazzi non si sentono appartenenti ad un settore ben determinato, ovvero quello della moda come si potrebbe pensare, ma al contrario loro si sganciano da ogni vincolo, per concretizzare sempre più i propri valori: creatività, apertura spirituale e di legame con il mondo alpino.

Per questo motivo Heidi.com non si avvale della pubblicità tradizionale, ma punta sempre più sull’ e-commerce e sulla pubblicità non convenzionale, trasformando i suoi clienti in ninja mediante la loro partecipazione attiva in azioni di guerrilla marketing.
Dunque nessuno spot televisivo, o messaggio pubblicitario sui giornali, Heidi.com come ci suggerisce il suo nome è sul web mediante la costruzione di un sito dinamico, che oltre ai tradizionali servizi di acquisto on-line, di dépliant delle nuove collezioni, da la possibilità a chiunque di pubblicare la propria creatività, le proprie segnalazioni, ed i propri lavori.

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Heidi (s)copre la città

Dopo aver visto la piccola montanara, dai principi ben saldi apparire sul grande schermo, ora la ritroviamo anche in città: Heidi diviene la testimonial-marchio di un nuovo brand di vestiti urbani molto originali: Heidi.com.

Due dei tre ideatori di questa linea di vestiti, che sta attraversando tutto il mondo dal 2002, sono Willy Fantin (italiano) e il suo socio Andreas Doering (tedesco), che hanno voluto utilizzare l’ effige della Heidi anime rappresentandola senza bocca, infatti affermano in un’ intervista rilasciata ad un giornale svizzero:

“La nostra Heidi non ha bisogno di parlare”, é cresciuta ed è partita alla scoperta del mondo. Mantiene però i suoi valori alpini, la sua naturale freschezza e il candore anche nella sua nuova vita urbana. Osserva con la curiosità di un bambino tutto ciò che la circonda”.

Questi due giovani stilisti hanno capito appieno l’ essenza della filosofia di Heidi, facendone il proprio punto di forza e al tempo stesso una strategia di Marketing.

Attualmente i prodotti Heidi.com sono ripartiti in 120 punti vendita dall’ Europa all’ America, dall’ Asia all’ Africa del Sud.

Buon viaggio Heidi!

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Un blog poco commentabile:PlayStation

Il primo esempio di Corporate Blog che ho avuto modo di osservare è quello della PlayStation.
La mia scelta non è stata casuale, io odio la PlayStation e tutti gli individui che si alienano con essa, purtroppo il mio sentimento nasce come conseguenza a tutti i pomeriggi, serate e festività trascorse a guardare i miei amici nel pieno di tornei virtuali di calcio o moto GP.

Speravo che la lettura di questo blog mi facesse cambiare idea…ma non c’ è niente da fare: il mio ripudio è ben consolidato.
Il sito è ben fatto, oltre al blog offre diversi servizi come l’ assistenza on- line (che è una funzione molto complessa da gestire) e tutte le novità inerenti ai giochi, gli accessori e gli eventi.
Quest’ ultime le ho trovate molto interessanti, ed è strano che a fare tale affermazione sia proprio io, citerei tra queste l’ ingresso diella PlayStation 3 in Second Life; mi ha sorpreso non solo l’ evento in se per se ma soprattutto l’ accuratezza con cui nell’ invitare alla visione dell’ avvenimento sono state spiegate tutte le modalità di registrazione per accedere alla Seconda Vita Virtuale.

Il blog però mi ha un po deluso, nella presentazione il gestore Maurizio Quintavalle, che si occupa di web all’ interno del reparto marketing, sembra ben intenzionato a dar vita ad un vero dialogo con i fan e tutti gli appassionati, tanto da dire:

“[...]Insomma: potevamo scrivere di come crediamo di essere bravi, belli (si fa per dire) e forti…
Questo blog nasce invece per raccontare quanto VOI siete “bravi, belli e forti”[...] Prima o poi parleremo anche di noi ma, per ora, ci piace raccontarci attraverso la voce dei nostri utenti, dei fan, degli entusiasti della PlayStation a cui vogliamo dare voce”

Sono passati due anni dall’apertura di questo blog aziendale, e nonostante la mia ignoranza in giochi, consolle e joystick ho notato che da commentare c’ è ben poco, nel senso la maggior parte dei contenuti pubblicati si soffermano ad una descrizione di nuove e vecchie edizioni di videogiochi che non richiedono commenti o dibattiti. Solo in qualche post ho trovato qualche coinvolgimento mediante domande che appunto richiedevano una risposta, o l’ assegnazione di un premio.

Qualcuno sà dirmi chi ha vinto il fucile di Ratchet & Clank?

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Il blog come strumento

Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto la Blogsfera nella sua trasparenza presenti lati, che per una persona che ci è entrata da poco, sono impensabili e tutti da scoprire.

Impensabili per una persona, ma no per una azienda, una holding o un’ istituzione. In questi giorni, tra le tante altre cose, mi sono interassata ad un termine a me nuovo, introdotto dal prof. che ha sollecitato il mio ingresso in questa sfera : Il Corporate Blog.

Attualmente, il Blog come strumento è una delle piattaforme che le aziende stanno iniziando ad usare, e può essere utilizzato in funzione alle proprie esigenze, per ottenere risultati soddisfacenti; purtoppo mi sono resa conto che in Italia questo fenomeno, che io definirei strategia di Marketing, non è ancora molto diffuso, ma l’ altro continente, ovvero l’ America ne sta facendo gran uso.

Come ogni strumento, anche qui vi sono delle controindicazioni, il blog aziendale deve esser fatto bene, deve dar voce alla clientela e non parlare di se, perchè se cosi non fosse i risultati invece di esser positivi potrebbero rivelarsi negativi per l’ immagine dell’ azienda e per il brand.

A tale proposito ho avuto modo di leggere grazie al suggerimento dato da Brand Blog, uno studio spagnolo fatto sui corporate blog, che mediante il titolo è riuscito a dare la definizione, a parer mio più corretta, di questa nuovo fenomeno: “Los blogs corporativos: una opción, no una obligación”.

Suggerisco a tutti gli interessati, di darne una lettura, io l’ ho trovato molto interessante, perchè non si limita solo a teorizzare, ma a dare dei consigli utili a chiunque decida di aprire un corporate blog mediante l’analisi di casi.


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Quando un bimbo fa SORRIDERE

Che parole utilizzare per spiegare l’ inspiegabile?

Troppe emozioni in questi giorni, che da una parte mi allegeriscono i pensieri cattivi ma dall’ altra moltiplicano o forse semplicemente creano pensieri piacevoli (alimentando il mio caos), tra queste la più importante è data dal fatto che sto per diventare zia.

Non si può spiegare la sensazione provata nella frazione di secondo in cui l’ apparato uditivo trasmette al cervello le parole pronunciate dal proprio fratello che informano l’ arrivo di un nipotino, come non si può spiegare l’ emozione vissuta nel momento in cui la mia testolina ha decodificato tali parole: una gioia immensa.

Ho “sfruttato” il giorno del compleanno di mio fratello per fargli una sorpresa tornando a Trani ( la mia città), senza sapere però che la sorpresa l’ ha fatta lui a me, con la complicità di mio padre e mia sorella, che hanno voluto darmi questa fantastica notizia di persona e non per telefono…da parte mia grande ammirazione. Anche se a dir la verità i piani non sono andati come loro avevan previsto, il mio arrivo inaspettato ha fatto si che loro tralasciassero un piccolissimo particolare: dimenticare l’ ecografia ( dove ho potuto gia vedere le manine, i piedini) in bella vista, o meglio “a prima vista”.

A questo punto, non mi rimane che aspettare dicembre per concretizzare la mia felicità, nell’ attesa continuerò a scrivere il mio blog, che in questi giorni ho molto trascurato.

Ah: io spero sia un LUI.

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