Non potevo certamente non citare l’ adattamento che per eccellenza ha fatto si che il romanzo della Spyri diventasse famoso in tutto il mondo, che ha visto la sua produzione direttamente in Giappone: Alps no Shojo Heidi, tradotto nella versione italiana “Heidi la bambina delle Alpi”
Questa volta non si tratta di un film, ma di un Shojo, cartone animato giapponese per un pubblico specificamente femminile, è il primo trasmesso in Italia. Esistono Shojo manga (fumetti per ragazze), Shojo anime (cartoon per ragazze) con i sottogeneri sportivi (Mila e Shiro) e majocco (il filone delle maghette).
Heidi fu realizzato dalla tedesca Taurus Film con i giapponesi Zuiyo Enterprise e Toei Animation a partire dal 1974. La figura della montanara dalle guancette rosse nasce dai disegni del maestro dell’animazione Isao Takahata, i paesaggi alpini che fanno da cornice alle avventure di Heidi e della sua compagnia furono invece affidati al talento di un giovane (ancora non conosciuto) componente dello staff della Toei: si chiama Hayao Miyazaki, che dopo qualche anno diventerà uno dei più celebri registi giapponesi, premio Oscar per La città incantata e Leone d’oro a Venezia per la carriera, noto per la sua capacità di guardare con gli occhi di un bambino.
Ed è proprio a questa versione, costituita da 52 episodi da 20 minuti, che dobbiam dare il il merito di aver consolidato la figura, i lineamenti, i colori, i modi di fare e gli abiti della piccola Heidi; i suoi capelli ritornano castani dopo essere stati per molti anni ricci e dorati.
Il primo episodio è stato trasmessso in Italia nel febbraio del 1978, e non nego che la sua proiezione è rimasta un appuntamento per molti ma molti anni, io sono cresciuta con tale appuntamento: ogni pomeriggio verso le cinque su Rai Uno, successivamente è stato concesso a Mediaset acquisendo orari diversi.













