Ma che emozioni può offrire un luogo che non è mai realmente esitito? E che modi di fare, stili di vita esso può offrire?
La domanda sembra molto complessa, ma la spiegaziona è molto più che deduttiva ed inconscia.
Qualcuno sa darmela?
Ma che emozioni può offrire un luogo che non è mai realmente esitito? E che modi di fare, stili di vita esso può offrire?
La domanda sembra molto complessa, ma la spiegaziona è molto più che deduttiva ed inconscia.
Qualcuno sa darmela?
Gli occhi mi bruciano, ho bisogno di un nuovo paio di occhiali o forse ho bisogno di lenti apposite per sostenere le mie lunghe ore d’ avanti al monitor del pc.
Sono in piena sesione d’ esami, ed il mio studio è sempre più concentrato su contenuti supportati elettronicamente, dal materiale didattico rilasciato on line ai link di approfondimento. Bella scoperta il web.
Io oramai sono una internet-dipendente, se non ho una connessione con il www mi sento persa, un pò di tempo fa ( ma non troppo) il mio smarrimento era attribuito al non-avere il cellulare con me ( precisando che ancor prima del non-troppo-tempo fa io del cel potevo fare benissimo a meno, tanto da non averlo avuto per più di un anno), ma nonostante questo io ho serie difficoltà nello sudiare da pagine elettroniche: mi implicano il doppio del tempo, distraggono il mio argomento mediante tanti altri correlati (seppur interessanti ed utili) e provocano ai miei occhi un grande senso di stanchezza immediata.
Forse io sono una delle poche persone al mondo che non apprezza l’ ipertestualità del web ( inteso come supporto di informazioni prettamente per studiare), e che vede nei vantaggi da essa offerti degli svantaggi, infatti una delle caratteristiche fondamentali dell’ ipertesto -se non proprio la definizione- è la possibilità di accedere a parti diverse del costrutto comunicativo in maniera non lineare, lasciando al fruitore il percorso di lettura che un tempo era predefinito dall’ autore.
Io sono per la lettura tradizionale: cartacea, che induce a munirmi di evidenziatore per sottolineare le parti a parer mio più importanti, ma al tempo stesso di penna e di un grande foglio dove io possa annotare in maniera chiave partendo dal centro e diramandomi in tutte le direzioni della pagina , l’ oggetto del mio studio, faccio cioè una mappa mentale.
Quest’ ultima è per me un grande strumento per ricordare e asscociare, ed io credo che ha efficacia solo se è fatta personalmente, utilizzando i colori che sembran più appropriati, per dar la possibilità di collocare i vari concetti secondo il proprio ordine, essa per questi motivi qui si fissa nella mia mente proprio come un’ immagine, non richiedendomi il bisogno di chiudere gli occhi per ricordare, spaziare ed argomentare.
Ho avuto modo di scoprire, grazie al suggerimento dato dal blog di Mestiere di Scrivere, un blog interamente dedicato alle Mappe mentali, che io ho trovato molto interessante, e che consiglio a chi di esse non ne fa uso.
Ma al tempo stesso rimango una grandissima “fan” del web, e sempre più del nuovo e cosi denominato web 2.0.
Gli occhi mi si stanno per chiudere.
La mano creatrice della piccola heidi viene molto spesso non solo confusa ma anche sostituita da quella disegnatrice , infatti nell’ immaginario colletivo la nascita della bimba con le guancette rosse è attribuita ad un padre d’ eccezione: Hayao Miyazaki.
Jhoanna Spyri la vera creatice, giornalista elvetica divenuta famosa in patria grazie a questo romanzo, è sconosciuta oltre i confini nazionali, ma osannata in Svizzera tanto da dedicarle nel centenario della sua morte una manifestazione che ha coinvolto più località elvetiche, composta da una serie di iniziative: balletti, mostre, dibattiti, esposizioni e tutto ciò che potesse ricostriure la storia di questa eroina.
Heidi 01 è il nome dato a questo atto commemorativo (tenutosi da maggio a settembre 2001),che ha dato la possibilità a tutti gli appassionati di riscoprire la storia non di un cartone animato ma di un romanzo.
Per una NON lavortarice come me festeggiare il primo maggio era d’ obbligo, ed io ho avuto ciò di cui avevo bisogno: una giornata immersa nella natura più assoluta.
Questa mia permanenza qui a Pesaro, oramai giunta al termine (eh si..questi per me sono gli ultimi due mesi in questa città dopo tre anni) mi ha offerto e sono sicura che mi offrirà ancora, escursioni in posti paradisiaci, che trovare parole per descriverli non è cosa facile, visto che mi hanno lasciato senza fiato.
Appuntamento ore 10 (che poi in realtà è stato posticipato inconsciamente alle ore 11, grazie al mio ritardo), tre macchine una dietro l’ altra dirette a Cagli, luogo che io non avevo mai sentito nominare. Il mio stupore è iniziato nel solo percorrere la strada: un susseguirsi di monti, prati, rocce che facevano da sfondo al nostro viaggio. Le mie perplessità erano esagerate rispetto a quelle degli altri, nel senso che io venendo da una città “marina” non sono abituata ad un tale scenario, e l’ emozione era fortissima; questo me l’ ha fatto notare la mia compagna di viaggio che al mio contrario non trovava nulla di spettacolare: lei ci vive tra i monti!
Il viaggio non è stato lungo, circa un’ ora di macchina: alle 12.30 più o meno, siam giunti a destinazione, ad accoglierci vi è stato un cavallo, dal pelo lucidissimo, e per il resto non c’ era nessun altro, solo noi, infatti ci aspettavamo un affollamento visto la festività, ed invece no.
Un sentiero ci ha condotto al paradiso: delle cascate immerse nella foresta. E qui ci metterei un punto perchè non riesco a trovare delle parole appropriate per descrivere. Ed in questo luogo abbiamo trascorso tutta la giornata nel relax più piacevole, e tra gli spuntini piu disparati.
Delle parole diverse le avrei sulla festa del Primo Maggio in sè, io la trovo insignificante, nel senso che lavorare è un diritto e al tempo stesso un dovere, perchè si dovrebbe festeggiare? come d’ altronde lo è l’ 8 marzo con la festa della donna, che a parer mio non è più una festa ma una vera e propria fiera: la FIERA DELLA DONNA appunto. Ma ogni occasione è buona per festeggiare.
Appena recupererò le foto, le pubblicherò.
L’ ora è inconsueta, ma tra le tante ricerche tra i monti il desiderio di escursione, viaggio, passeggiate, sorrisi si fà sempre più forte, la mente vola ma questo è il periodo di rimanere con i piedi per terra.
Ho tante cose da fare, ma non so da dove iniziare per poterle terminare, ho troppe cose da dire ma non so che parole utilizzare per fare un discorso lineare.
Un po di natura, aria pura è ciò che mi servirebbe, la Svizzera? Purtroppo lontana, confido in un primo maggio in campeggio.
E’ giunta l’ ora di andare a letto.
Se io vi chiedo di immaginarvi Heidi, come la immaginate? Col caschetto castano o col ricciolo d’ oro?
Eh si, al tempo della prima pubblicazione del libro, la piccola montanara nelle illustrazioni interne era in bianco e nero, ma appariva in copertina con un capello “mosso” castano, e non nego che la Spyri non si sia mai soffermata a farne una descrizione dettagliata , tanto che nel susseguirsi delle edizioni è raffigurata nei modi più vari: dalle treccine bionde ai capelli rossicci.
Successivamente, ancor prima della creazione dei cartoni animati, Heidi, grazie a Shirley Temple (di cui ho già parlato) è bionda, anzi biondissima: riccioli d’ oro.
Negli Anime appare, ancora una volta diversa: un capello corto, direi taglio maschile castano. Ma quindi??
Io non ho una risposta, posso solo dire che nel mio immaginario Heidi è fedele a quest’ ultima rappresentazione: mora!
Ecco solo alcune delle rappresentazioni:
Era il 1937 quando per la prima volta Heidi utilizza la pellicola, per apparire sul piccolo schermo. Sotto la regia di Allan Dwan, Shirley Temple diviene la protagonista per eccellenza, considerata sin dall’ età di tre anni bambina prodigio, o ancor meglio ballerina di Tip-tap.
Ora io mi chiedo, vabbene che il titolo originale di questo film in tutto il mondo è Heidi, ma perchè acquista comunemente lo pseudonimo di Zoccoletti Olandesi, quando ci toviamo in un’ambientazione prettamente svizzera? e che c’ entrano gli zoccoletti, tipica calzatura da “mulini” con gli scarponi da pascolo?
Questo per me rimane un dilemma, fatto sta che il film è tanto tanto bello. L’ ho rivisto ultimamente, certamente con più attenzione, il tutto è curato nei minimi dettagli, ogni riferimento è fatto nel modo più minuzioso possibile, quasi da rimpiangere le tecnologie obsolete (sostituite attualmemte dalle più moderne e digitali) con cui è stato prodotto.
Eccone uno spezzone, perdonatemi se ve lo propongo in inglese.
Heidi è sempre stata descritta e dunque conosciuta come un’ orfanella, ma la causa della morte di entrambi i genitori non è mai stata accennata. Varie sono state le mie supposizioni: incidente stradale? Morte prematura che ha colpito non un solo genitore, ma ambedue? Questo rimane un mistero.
Fatto sta, che una figura materna a lei attribuibile la conosciamo, eh si, la sua creatrice: Jhoanna Spyri, che nel suo esordio ha preferito utilizzare uno pseudonimo, quasi volesse consolidare questo mistero.
Era il 1880 quando la Spyri pubblica il romanzo per bambini “Heidis Lehr- Und Wanderjahre”( e solo nel trascriverlo ho avuto serie difficoltà) ovvero ” Gli anni di formazione e peregrinazione di Heidi”, il successo in patria fu immediato, tanto da spingerla l’ anno seguente a pubblicare il seguito delle avventure della piccola montanara, intitolato:” Heidi mette in pratica ciò che ha imparato”, questa volta però svelando il suo vero nome.
Da buona figlia delle Alpi, la Spyri è riuscita a dare un’ immagine positiva e salutare del tradizionale mondo alpino, costruendo o meglio concependo una bambina dai principi ben saldi, infatti Heidi è buona, un pò ingenua ma mai sprovveduta, pronta ad aiutare ma non a scendere a compromessi con i propri sentimenti, amante della natura, ed è proprio per questo che è diventata l’ emblema del suo paese.Un personaggio tutto sommato semplice, ma in netta contrapposizione con la sua identità: la Spyri è ovunque descritta come schiva e riservata
Come avrà fatto una mano del genere, a dar vita ad una tale figura?
Johanna Spyri
1827-1901