Archivio per tra Me & me

Grazie.

Non voglio deragliare il tema del mio blog.

Voglio semplicemente trovare un termine per definire quei turbamenti piacevoli che sempre più stanno coinvolgendo tutto il mio compatto mente-corpo.
Potrei definirli Emozioni, ma sarebbe troppo generico, poco appropriato.
Questi sono qualcosa di più..che mi sollecitano anche solo camminando per strada, vedendo un monumento o un semplice cartello stradale, tanto da stamparmi un sorriso ingenuo che non mi fa affato sembrar un’ idiota.

Tre giorni fa è stato il mio compleanno. Io che a differenza di Aurora, che nel suo post iniziava già da 15 giorni prima il conto alla rovescia  per tale ricorrenza,(precisando che lei è nata il mio stesso giorno), volevo che il 16 settembre non arrivasse mai.

Non arrivasse per non essere avvolta, in quel giorno più che mai, da quella solitudine che mi affianca in questo soggiorno Parigino.
E’ inutile negarlo, come all’ inizio di ogni grande avventura , io sto facendo i conti con due antagonisti-protagonisti-compagni che sono il Passato e la Solitudine. Essi stanno giocando un ruolo fondamentale, quasi volessero mettere alla prova la mia forza..ma io mi sto dimostrando più forte di loro.

Il giorno del mio comleanno è arrivato, l’ ho vissuto ed è passato, come tutto del resto (anzi è durato ben 3 giorni).
La “paura” è stata spazzata via dalla concretezza e dalla conferma o meglio dimostrazione: che io non sono mai stata sola, che qui non sono sola, e che degli sconosciuti-che poi in realtà sconosciuti non sono- non mi fanno sentire sola.
Tre giorni di festeggiamento, tre modalità di calore differenti in tempi e luoghi, hanno caratterizzato il Mio 16 Settembre 2008.

Non mi soffermo a raccontare, voglio solo ringraziare: grazie a TE che sei stato il regalo più grande seppur io non possa tenerlo sempre con me, grazie a Voi che nel vostro gesto apparentemente rituale avete fatto molto di più.
Grazie ad Aurora che è stata con me-seppur distanti-sin dallo scoccare della mezzanotte.

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Due mesi

Sono passati ben due mesi da quando ho scritto l’ ultima volta, non ho dimenticato perchè nulla si dimentica.

Ho avuto cosi tante cose da fare che trovare una frazione di secondo per dedicarmi solo ed interamente al mio blog mi è stato impossibile.

Parigi- Non ho abbandonato le lenti prese in prestito dalla piccola Heidi, ma al contrario, esse si sono adattate alla mia pupilla aumentando le loro potenzialità: qui tutto assume una dimensione incantevole, ed io come una bambina che con i suoi piccoli grandi occhioni inizia a focalizzare per la prima volta, mi sto lasciando incantare.

Ma poi pensandoci bene, cosa sono due mesi? Semplicemente un tempo istituzionalizzato.
Cosa sono in realtà due mesi? Il tempo che corre, che in maniera esplicita o implicita cattura o respinge tutto ciò che ha incontrato-visto-toccato-cancellato-provato.

Sono solo due mesi.

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Heidi e Guglielmo Tell: seguaci della libertà

Più volte nelle mie immersioni virtuali nel mondo di Heidi mi è capitato di incontrare il nome “Guglielmo Tell”, sul cui bigliettino da visita è ben stampata la professione di “eroe nazionale svizzero”.
Devo dir la verità, prima di trovarlo in un contesto di conflittualità sul primato di notorietà svizzera che lo vedeva affiancato a Heidi, io il nome “Guglielmo Tell” non l’ avevo mai sentito nominare, scusate la mia ignoranza ma apprezzate la mia sincerità.

La sua esistenza storica è ancora in disputa, ma la sua biografia è da sempre ben profilata: Guglielmo Tell visse nel Canton Uri, avente come capoluogo Altdorf; arciere dalle grandi doti e che tutti stimavano, uomo pieno di un unico amore, quello per il figlio.

Ma su quali basi due figure cosi tanto diverse come Guglielmo Tell e Heidi-mediante uno sguardo superficiale-vengono messe in paragone o addirittura sulla stessa linea?

Questi due personaggi sono l’ icona di quella libertà nazionale della quale solo la popolazione svizzera può vantare, non solo liberazione dalla Svizzera originaria ( per tradizione è avvenuta il 1 gennaio del 1308 in seguito al famoso “tiro alla mela”) che fa di Guglielmo Tell il creatore, ma anche libertà intesa come filosofia di vita, una vita libera da ogni processo di urbanizzazione della quale si è fatta portavoce ufficiale Heidi.

Entrambi divenuti miti globali grazie all’ “alimentazione mediale“, che ha fatto di questi due personaggi immaginari o meglio costruiti,delle vere e proprie figure da adorare ( anche se la reale esistenza di Guglielmo Tell è in bilico tra fiaba e realtà).

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La mia intervista a Heidimadrid

Certamente non potevo soffermarmi ad ammirare questo “luogo di culto” , ovvero Heidimadrid, dal di fuori.

Nel momento in cui sono entrata la mia unica intenzione era osservare il tutto con occhi curiosi; il negozio è molto piccolo, per visitarlo seppur attentamente ho impiegato tre minuti, al fine dei quali una strana voglia ha stimolato la mia curiosità: improvvisarmi giornalista.

Ho tirato fuori la mia Moleskine, la mia penna “mangiucchiata” e gli occhialini da vista hanno sostituito quelli da sole, il tutto per assumere un’ aria più credibile.
Non ho molta dimestichezza con la lingua spagnola, ma al mio fianco vi era una traduttrice d’ eccezione: la mia amica Nadia , in Erasmus a Madrid, grazie alla quale sono riuscita a dare più credibilità alla mia improvvisazione.

Il proprietario del negozio, Jesus è stato molto disponibile, non solo si è sottoposto alle mie domande ma mi ha perfino dato la possibilità di scattare foto e pubblicarle sul mio blog.

In questo momento mi rendo conto che avrei potuto fargli un questionario più articolato, ma sono soddisfatta di ciò che ho scoperto e del dialogo che si è creato: la mia prima domanda è stata chiedergli la motivazione che l’ ha spinto ad aprire un negozio Heidi.com, alla quale lui mi ha risposto dicendomi che conosce i creatori del brand e tale marchio, tale filosofia e linea di vestiti gli è da subito piaciuta.
Jesus con la sua compagna Cristina, sono stati molto bravi non solo nell’ allestirlo creando al suo interno una sorta di salottino, ma anche nel trovargli una collocazione perfetta: nel pieno centro della capitale spagnola, esso è l’ unico negozio al mondo monomarca Heidi.com in vita dal novembre 2007.

Il proprietario è stato cosi disponibile tanto da svelarmi una curiosita: i creatori del brand stanno progettando di aprire un negozio simile a Tokyo.
Ve lo immaginate un negozio del genere con l’ architettura orientale?

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Madrid: Heidi.com, l’ unica tienda monomarca

Pesaro: Sono tornata nella mia città universitaria, e riprendere la vita quotidiana non è cosa facile, pur non avendo io “una solita vita quotidiana”.

Viaggiare per me è il sinonimo di esplorazione, trasformare le piccole cose, dal semplice monumento al piatto culinario tipico di quel luogo, in mezzi di paragone e di osservazione.
E Madrid è piena di piccole cose, perfino la scritta di denominazione delle strade ( chiamate in spagnolo calle) richiedono attenzione, perchè non semplici targhette affisse al muro: ma delle vere mattonelle in ceramica.

E’ vero ho trascurato il mio blog, ma ciò non vuol dire che non abbia “lavorato” ai miei post, anzi..non potete immaginare cosa mi è capitato di trovare camminando per il famoso corso Malasaña (Madrid): un negozio Heidi.com, non credevo ai miei occhi, e soprattutto non credevo alle mie orecchie quando mi hanno detto che quello era l’ unico negozio al mondo monomarca.

Mi sono emozionata.

La mia macchina fotografica l’ ho tirata fuori come se avessi d’ avanti a me un luogo, un monumento, un oggetto sacro, qualcosa da immortalare per ricordare.

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Punti di svista

Madrid- Penso di aver omesso qualche particolare: il mio risveglio a Milano non è stato dovuto ad un soggiorno di piacere; cioè il piacere c’ è stato, ma aveva uno scopo ben preciso: partire da Malpensa con destinazione Madrid.
Sto scrivendo da Madrid…ENCANTADA.

VAI, VIVI, SPACCA queste tre parole sono ancora impresse nella mia mente, e queste stesse parole sono state in grado non solo di trasmettermi una grande forza adrenalinica, ma sono riuscite a regalarmi un nuovo punto di vista per osservare Milano.

Quest’ ultima già la conoscevo, tanto da apparire nel mio immaginario rappresentazionista costituita solo da simboli negativi: smog, traffico, cielo cupo, gente perennemente di corsa, cemento.

So che Milano ha da offrirmi tante possibilità professionali, ma al tempo stesso sono consapevole che in questa grande metropoli non ci riuscirei mai a vivere sia fisicamente che psicologicamente, sembra strano ma la forza mitigatrice del mare ha grandi effetti benefici su di me.

VAI, VIVI, SPACCA non solo obiettivi, ma li ho utilizzati come metafora per un nuovo sguardo; ieri a Milano c’ era il sole! (ed io qui, fino a l’ altro ieri tale luce naturale non l’ avevo mai vista); a contribuire al nuovo punto di osservazione vi è stato secondo me il non-utilizzo della metropolitana, che mi ha sempre agevolato negli spostamenti ma mi ha anche privato di una visione a 360° di tutto ciò che andava oltre le COSE DA VEDERE.

Milano doveva essere solo un luogo di transito, ma posso ora affermare che è stato l’ inizio del mio viaggio, per la prima volta in questa grande provincia mi sono sentita turista, a conferma del fatto che tutti possiamo essere turisti in qualsiasi luogo, l’ importante è acquisire il giusto punto di vista.

Questo è quello che avrebbe dovuto fare Heidi nella sua permanenza a Francoforte: non soffermarsi alla sua visione negativa della città, andare oltre…viversela con grandi e nuovi occhi.

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Buongiorno

Milano- Svegliarsi in un luogo nuovo, in un letto diverso non sempre promette un inizio giornata dei migliori.
In casa non c’ è nessuno, le mie amiche che mi ospitano, che oramai sono donne in carriera sono fuori per lavoro, nei loro uffici, io non so come muovermi, mai stata in questa casa.

Un bigliettino da loro lasciato sul tavolo in cucina ha allontanato qualsiasi tipo di disagio e spiazzamento, oltre all’ augurarmi una buona giornata mi ha dato l’ input, la voglia ed una strana forza per VIVERE un NUOVO giorno.

VAI, VIVI, SPACCA questo sarà il mio obiettivo di quest’ oggi.

Buonagiornata a tutti!

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IO, sostenitrice della lettura tradizionale

Gli occhi mi bruciano, ho bisogno di un nuovo paio di occhiali o forse ho bisogno di lenti apposite per sostenere le mie lunghe ore d’ avanti al monitor del pc.
Sono in piena sesione d’ esami, ed il mio studio è sempre più concentrato su contenuti supportati elettronicamente, dal materiale didattico rilasciato on line ai link di approfondimento. Bella scoperta il web.
Io oramai sono una internet-dipendente, se non ho una connessione con il www mi sento persa, un pò di tempo fa ( ma non troppo) il mio smarrimento era attribuito al non-avere il cellulare con me ( precisando che ancor prima del non-troppo-tempo fa io del cel potevo fare benissimo a meno, tanto da non averlo avuto per più di un anno), ma nonostante questo io ho serie difficoltà nello sudiare da pagine elettroniche: mi implicano il doppio del tempo, distraggono il mio argomento mediante tanti altri correlati (seppur interessanti ed utili) e provocano ai miei occhi un grande senso di stanchezza immediata.

Forse io sono una delle poche persone al mondo che non apprezza l’ ipertestualità del web ( inteso come supporto di informazioni prettamente per studiare), e che vede nei vantaggi da essa offerti degli svantaggi, infatti una delle caratteristiche fondamentali dell’ ipertesto -se non proprio la definizione- è la possibilità di accedere a parti diverse del costrutto comunicativo in maniera non lineare, lasciando al fruitore il percorso di lettura che un tempo era predefinito dall’ autore.

Io sono per la lettura tradizionale: cartacea, che induce a munirmi di evidenziatore per sottolineare le parti a parer mio più importanti, ma al tempo stesso di penna e di un grande foglio dove io possa annotare in maniera chiave partendo dal centro e diramandomi in tutte le direzioni della pagina , l’ oggetto del mio studio, faccio cioè una mappa mentale.

Quest’ ultima è per me un grande strumento per ricordare e asscociare, ed io credo che ha efficacia solo se è fatta personalmente, utilizzando i colori che sembran più appropriati, per dar la possibilità di collocare i vari concetti secondo il proprio ordine, essa per questi motivi qui si fissa nella mia mente proprio come un’ immagine, non richiedendomi il bisogno di chiudere gli occhi per ricordare, spaziare ed argomentare.

Ho avuto modo di scoprire, grazie al suggerimento dato dal blog di Mestiere di Scrivere, un blog interamente dedicato alle Mappe mentali, che io ho trovato molto interessante, e che consiglio a chi di esse non ne fa uso.

Ma al tempo stesso rimango una grandissima “fan” del web, e sempre più del nuovo e cosi denominato web 2.0.

Gli occhi mi si stanno per chiudere.

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Ri-tornando al titolo

Nel momento in cui mi è stato “imposto” di aprire un blog ( e qui ricordo che il mio ingresso nella blogosfera non è stato del tutto arbitrario) mi sono prefissata un argomento, degli obiettivi ed un determinato percorso da seguire, che ho cercato di sintetizzare nel mio titolo: Heidi e la ricostruzione dei suoi monti.

Inerenza alla traccia, è ciò che mi veniva ribadito ogni volta che stilavo un tema ai tempi della scuola, già a partire dalla terza elementare; mi sono resa conto che nell’ andare avanti nelle mie ricerche io tale tema non l’ ho neanche accennato, eh si, per ricostruzione dei monti io mi riferivo a quella regione reale che è andata a riprodurre e concretizzare un passato e dei luoghi inesistenti, sto parlando di Heidiland.
Ma non nego, che proprio questo mio dilagare in altri argomenti scoperti e approfonditi grazie a questo punto di partenza, che il mio titolo, a parer mio, si carica di maggior forza, attribuento ai “monti” altri e vari contenuti (dagli innumerevoli adattamenti, ai brand, ad Heidi in sé per sé).

Heidiland, un’ intera regione tematica situata nel Canton dei Grigioni, non è solo un marchio protetto, non è semplicemente meta turistica, non è un semplice luogo, essa racchiude in sé dei meccanismi complessi che fanno della memoria e della nostalgia il loro ingranaggio, di Heidi la protagonista per eccellenza, e dell’ individuo non un turista per caso ma un viaggiatore.

Qui di seguito, vi ripropongo un video dallo scopo prettamente illustrativo, dei servizi che questo luogo offre, tralasciando per il momento la sua capacità più intima: di donare modi di essere ed emozioni di un passato esso stesso immaginario.

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Il blog come strumento

Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto la Blogsfera nella sua trasparenza presenti lati, che per una persona che ci è entrata da poco, sono impensabili e tutti da scoprire.

Impensabili per una persona, ma no per una azienda, una holding o un’ istituzione. In questi giorni, tra le tante altre cose, mi sono interassata ad un termine a me nuovo, introdotto dal prof. che ha sollecitato il mio ingresso in questa sfera : Il Corporate Blog.

Attualmente, il Blog come strumento è una delle piattaforme che le aziende stanno iniziando ad usare, e può essere utilizzato in funzione alle proprie esigenze, per ottenere risultati soddisfacenti; purtoppo mi sono resa conto che in Italia questo fenomeno, che io definirei strategia di Marketing, non è ancora molto diffuso, ma l’ altro continente, ovvero l’ America ne sta facendo gran uso.

Come ogni strumento, anche qui vi sono delle controindicazioni, il blog aziendale deve esser fatto bene, deve dar voce alla clientela e non parlare di se, perchè se cosi non fosse i risultati invece di esser positivi potrebbero rivelarsi negativi per l’ immagine dell’ azienda e per il brand.

A tale proposito ho avuto modo di leggere grazie al suggerimento dato da Brand Blog, uno studio spagnolo fatto sui corporate blog, che mediante il titolo è riuscito a dare la definizione, a parer mio più corretta, di questa nuovo fenomeno: “Los blogs corporativos: una opción, no una obligación”.

Suggerisco a tutti gli interessati, di darne una lettura, io l’ ho trovato molto interessante, perchè non si limita solo a teorizzare, ma a dare dei consigli utili a chiunque decida di aprire un corporate blog mediante l’analisi di casi.


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