Archive for Heidi SI mostra

Heidi:elogiata dai meteorologi

Qualcuno ricorda l’ episodio della serie anime Heidi intitolato: L’ autunno in montagna?
C’ è un particolare che vorrei evidenziare, la puntata inizia con la voce fuori campo che dice:

l’autunno stava ormai per finire, ed ogni mattina faceva sempre più freddo.
Le cime avevano messo il loro berretto bianco e il vento scuoteva gli abeti intorno alla baita facendoli sussurrare”.

Nel frattempo, le immagini mostrano con precisione i “cirri” e poi i “cirrostrati”, ossia le nubi gelate che precedono le nevicate e poi la piccola Heidi che danza felice sotto la pioggia di neve.
Questa stessa sequenza compare in un flashback di Heidi in una delle puntate della seconda parte della serie, ambientate a Francoforte.

La citazione di questo episodio non è casuale, questo è uno degli esempi che i meteorologi italiani in una loro rivista hanno preso in considerazione , per definire Heidi, un capolavoro immortale che ha il merito di avvicinare gli spettatori alla natura, e spiegando loro il funzionamento delle stagioni.

Io rimango sempre più sbalordita.

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Heidi.com, per un marketing tutto urbano

I creatori di Heidi.com hanno seguito alla lettera tutti gli insegnamenti dell’ eroina svizzera, divenuta oramai cittadina del mondo.
Nel descrivere il proprio lavoro, i tre ragazzi non si sentono appartenenti ad un settore ben determinato, ovvero quello della moda come si potrebbe pensare, ma al contrario loro si sganciano da ogni vincolo, per concretizzare sempre più i propri valori: creatività, apertura spirituale e di legame con il mondo alpino.

Per questo motivo Heidi.com non si avvale della pubblicità tradizionale, ma punta sempre più sull’ e-commerce e sulla pubblicità non convenzionale, trasformando i suoi clienti in ninja mediante la loro partecipazione attiva in azioni di guerrilla marketing.
Dunque nessuno spot televisivo, o messaggio pubblicitario sui giornali, Heidi.com come ci suggerisce il suo nome è sul web mediante la costruzione di un sito dinamico, che oltre ai tradizionali servizi di acquisto on-line, di dépliant delle nuove collezioni, da la possibilità a chiunque di pubblicare la propria creatività, le proprie segnalazioni, ed i propri lavori.

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Heidi (s)copre la città

Dopo aver visto la piccola montanara, dai principi ben saldi apparire sul grande schermo, ora la ritroviamo anche in città: Heidi diviene la testimonial-marchio di un nuovo brand di vestiti urbani molto originali: Heidi.com.

Due dei tre ideatori di questa linea di vestiti, che sta attraversando tutto il mondo dal 2002, sono Willy Fantin (italiano) e il suo socio Andreas Doering (tedesco), che hanno voluto utilizzare l’ effige della Heidi anime rappresentandola senza bocca, infatti affermano in un’ intervista rilasciata ad un giornale svizzero:

“La nostra Heidi non ha bisogno di parlare”, é cresciuta ed è partita alla scoperta del mondo. Mantiene però i suoi valori alpini, la sua naturale freschezza e il candore anche nella sua nuova vita urbana. Osserva con la curiosità di un bambino tutto ciò che la circonda”.

Questi due giovani stilisti hanno capito appieno l’ essenza della filosofia di Heidi, facendone il proprio punto di forza e al tempo stesso una strategia di Marketing.

Attualmente i prodotti Heidi.com sono ripartiti in 120 punti vendita dall’ Europa all’ America, dall’ Asia all’ Africa del Sud.

Buon viaggio Heidi!

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Heidi in silicone

Eh si, come tutti i personaggi famosi anche Heidi non ha potuto fare a meno di fare una “visitina” al chirurgo.

Ad usare i bisturi è stato un italiano, Gianluigi Antonelli, che al contrario della Spaggiari si è voluto fermare ad una rappresentazione a livello zero, della piccola bimba alpina, limitandosi a riprodurne i lineameneti già consolidati dai Giapponesi, mediante un arezzo in silicone.

Dopo qualche mese dalla sua creazione (2003, come si legge sull’ opera) esso viene esposto per la prima volta al Museo Nazionale della Montagna.

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Le caprette di Heidi

Sempre nell’ ambito della mostra tenutasi al Museo Nazionale della Montagna, un’ artista italiana, Simona Spaggiari ha voluto creare un’ azione performativa, nella quale lei stessa era coinvolta.

L’ opera d’ arte, dal titolo “Le Caprette di Heidi” , consiste in una video installazione in cui i bambini sono invitati a giocare con le caprette costruite dalla stessa artista.

“In questo caso la radicalità dell’operazione ci invita a buttarci nel reale, a confrontarci con una realtà molto meno poetica del racconto ma non per questo meno vitale.” ( Mirtha Paula Mazzocchi)

In questo caso la radicalità dell’operazione ci invita a buttarci nel reale, a confrontarci con una realtà molto

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Heidi si Mostra.

La conferma che Heidi non è solo un personaggio dei cartoni animati, ma un vero è prorio simbolo di una vita salutare e piena di principi, è ancora una volta evidenziata dalla mostra a Lei dedicata al Museo Nazionale della Montagna, che si è tenuta nel 2004.

La mostra che si è avvalsa anche della partecipazione del Comitato per l’Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali Torino 2006 e della collaborazione della Città di Torino, Club Alpino Italiano e Schweizerisches Institut fur Kinder- und Jugendmedien di Zurigo, è stata articolata e multimediale.

Curata da Aldo Audisio e Giuseppe Valperga,( 14 febbraio- 2 maggio) presentava un’iconografia vastissima, composta da libri stampati in tutti i Paesi del mondo, illustrazioni ed immagini di ogni tipo, insieme a rari manifesti e a materiali promozionali degli innumerevoli film prodotti dall’Europa agli Stati Uniti a partire dal 1920 sino agli anni 2000, delle vere e prorpie “chicche”. Sono state allestite perfino delle aree video per la proiezione di queste sequenze, tra queste ”Heidi of the Alps”, la pellicola del 1920, di cui si conservano pochi quadri con le relative didascalie; sono immagini che vengono proiettate per la prima volta in Italia.

Come ogni mostra degna di tale nome, essa è documentata da un catalogo preparato dai curatori della stessa, che è possibile ritrovare nella famosa collana dei “Cahiers Museomontagna”, alla modica cifra di 18,00 euro.

Un affare vero?

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