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Heidi nella cucina spagnola

E con la mente in questo momento ritorno a Madrid.
L’ ultimo mio sabato a Madrid, i compagni di viaggio-esperienza-erasmus della mia amica Nadia hanno organizzato un cena in un “locale qualsiasi” nei pressi di Puerta del Sol, e per “locale qualsiasi” intendo un ristorante non ancora deciso.

Abbiamo deciso. Il nome del locale non me lo ricordo però alla base vi era il nome Madrid, a cui aggiunger un suffisso o un prefisso, ma l’ essenza era questa.

Il menù non era dei più ampi, ma aveva una cosa che mi ha colpito, ve la mostro:

Un’ insalta chiamata Heidi!
Vi leggo e traduco gli ingredienti:

Heidi: pasta colorata, prosciutto york, formaggio parmiggiano a scaglie, peperoni rossi e verdi con salsa mayonese russa.

Non l’ ho assaggiata, i peperoni di sera non sono la cosa ideale.
Comunque parlando di viaggi e cucina vi consiglio un blog intitolato Forchetta? Nello Zaino, dal quale potrete trarre tantissimi spunti per una serata a tema.

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Heidi, un personaggio Complesso

Non posso fare a meno di riportare le parole utilizzate da Mirtha Paula Mazzocchi, nel descrivere mediante le varie opere d’ arte esposte al Museo Nazionale della Montagna, il personaggio di Heidi nella sua vera essenza.

Heidi, la bimba delle montagne, è una vera icona della cultura contemporanea. E non solo per ciò che rappresenta, ma soprattutto per i modi in cui il personaggio si è disseminato nei meandri della comunicazione di massa. Dalla letteratura per bambini di stampo europeo al cartone animato giapponese il salto di Heidi è stato sicuramente un successo planetario, non privo d’elementi contradditori. E’ molto suggestivo pensare che l’immaginario alpino introiettato da tutto il pianeta sia stato costruito dai giapponesi. D’altra parte la natura rappresentata raggiunge livelli d’artificialità estrema, diventando una cartolina, un fermo immagine irreale ma alquanto poetico. Heidi, in fondo, è una degna erede del “buon selvaggio”, possiede molti dei valori che venivano proprio riscoperti in quegli anni dagli artisti e dalla cultura in generale: l’infanzia, come momento d’armonia e purezza; il primitivo, che riportandoci all’origine, ci permette di recuperare la naturalità dell’uomo. A fine Ottocento con l’esplosione urbanistica delle città europee si evidenziano molte delle problematiche irrisolte che ancora oggi ci portiamo dietro.

Tutti questi elementi, ripresi dagli artisti, diventano fulcro per una riflessione più generale sulla condizione umana e sul rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale.

Gli artisti coinvolti nel progetto HEIDI hanno percorso fondamentalmente due strade. Per alcuni diventa centrale il personaggio Heidi, sia in modo reale sia in modo metaforico; per altri invece il tema è proprio la montagna, l’ambiente alpino, la natura. Heidi per loro è il simbolo della concezione di uno spazio animato e spiritualizzato in ogni settore, umano, animale, vegetale e geologico. Tutto ha un’anima e un’intenzione, tutto ha rapporto con ogni altra cosa, e l’uomo non costituisce di certo l’eccezione.”

Spero che i buoni intenditori abbiano compreso tali parole, e il mio interesse nel trascriverle.

Il grasseto è mio.

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Heidi (e )la Storia

La storia di Heidi la conosciamo tutti, rissumerla mi sembra un po scontato ma al tempo stesso lecito.

Eh si, Heidi bambina dal cuore d’ oro, che alla morte dei genitori( e le mie perplessità su questo avvenimento le ho già scritte in un post precedente) è portata dalla zia Dete sui monti, dal nonno.
Le difficoltà per la bimba non saranno ambientarsi in un mondo a lei fin a quel momento sconosciuto ma al tempo stesso paradisiaco, le sue difficoltà staranno nell’ addolcire e addomesticare il nonno, uomo di poche parole e pochi sentimenti. Ma lei ci riuscirà con il minor sforzo possibile.

Non ha mai smesso di sorridere, fin a quando un bel di, la zia torna a riprenderla per portarla in città, e darle un’ istruzione , Heidi non vuole ma deve per forza, per fino il nonno è in disaccordo. Il giorno seguente la bambina è già a Francoforte, nella Villa della famiglia Seseman dove instaurerà un grande amicizia con Clara, bambina della sua stessa età, costretta da una malattia sulla sedia a rotelle.

Il soggiorno non sarà facile, ad Heidi mancano le arrampicate sui monti, le corse sui prati, le caprette, il nonno e Peter, tanto da indurla a scappare, ma il suo tentativo di fuga è interrotto dalla signora Rottermayer, acida governante.

Ma l’ attesa visita di Clara dal medico porta buone notizie: la miglior cura sarebbe trascorrere l’ estate in montagna, e quale vacanza sarebbe meglio dei monti di Heidi? E cosi fu fatto.

L’ estate trascorse veloce, ma mancavano solo due giorni e per Clara non ci fu nessun miglioramento, e fu solo grazie alla testardagine e alla convinzione del nonno, IL VECCHIO DELL’ ALPE, che Clara passo dopo passo, iniziò a camminar da sola.

Da questo momento il trasloco di clara fu decisivo, ma non dai monti alla città, ma da Francoforte alle Alpi.

Questo SEMPLICE ed INCANTEVOLE romanzo (a parer mio!) ha subito gi adattamenti più vari, dal grande schermo ai musicals, dai cartoni animati ai fumetti, dalla Cina alla Turchia.

Li vedremo prossimamente.

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