Heidiland alimentata dai media

Heidiland esiste perchè esistono i media, essa è una loro creazione, anzi è stata prodotta dalle loro creazioni. Sembra uno scioglilingua ma è la verità.

La mia domanda nel post precedente, voleva indurre ad un tentativo di riflessione: un luogo come Heidiland non è mai esistito, le storie narrate che vengono concretizzate sottoforma di performance in questo villaggio non hanno dei personaggi reali, come mai esistita è la simulazione di vita interpretata dagli attori che accolgono i turisti.

Però questo luogo esiste: è nell’ immaginario di tutti coloro che almeno una volta hanno letto il romanzo o visto un episodio del film o anime di Heidi.
Questo immagianario è andato a sovrapporsi a quello di un colletivo ben determinato, che l’ industria turistica ha saputo ben sfruttare per creare nuove opportunità per il proprio mercato.

Heidiland è prettamente supportata dai media, che grazie ai vari adattamenti susseguitesi nel corso degli anni tanto da renderla oggi giorno un personaggio moderno, ha dato la possibilità ovvero l’ occasione all’economia turistica di creare un luogo capace di offrire modi di essere ed emozioni di un passato esso stesso immaginario.

Heidiland non è mai esistita, ma chi si reca in questa regione sulle orme della piccola Heidi pur essendo consapevole di tale ricostruzione, viene immediatamente immerso in questo mondo reale, in grado di donare emozioni vere di un tempo mai esistito.

Per ulteriori approfondimenti, rimando alla fonte delle mie informazioni “Sulle tracce di una invenzione. Viaggi e pellegrinaggi mediatici” scritto da Roberta Bartoletti pubblicato nel 2003 su Golem l’ indispensabile.

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Ma che tipo di emozioni?

Ma che emozioni può offrire un luogo che non è mai realmente esitito? E che modi di fare, stili di vita esso può offrire?

La domanda sembra molto complessa, ma la spiegaziona è molto più che deduttiva ed inconscia.

Qualcuno sa darmela?

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Heidiland: l’ industria delle emozioni

Il mio primo viaggio da sola, e per sola intendo la mancanza dei miei genitori al mio fianco, è paragonabile a quello dei Grandturisti del Settecento, all’ insegna della peregrinatio accademica fomentata dalla grande voglia di divertimento, esplorazione e paragone, in un tutto che da adolescente poco riesci a comprendere.
Quest’ immaginario del viaggio ha accompagnato i miei diversi viaggio-studio fatti all’ estero, per poi andarsi a sostituire ad un’ altra concezione del viaggio che è entrata nella mia mente nel momento in cui mi sono messa in treno con un biglietto InterRail con l’ intenzione di girare l’ Europa, alla quale va aggiunta la realizzazione completa.

Svegliarsi ogni giorno in luoghi, città con lingue, tradizioni, costumi, modi di fare, stili di vita differenti è un’ emozione assurda, non comprensibile per chi non l’ ha mai provata, e dunque diversa da persona a persona, in questo caso un’ emozione “solo mia”

Diversi sono i viaggi che io successivamenti ho fatto, ma nessuno dei quali a livello emozionale è ad esso paragonabile.

Quando ho detto che Heidiland non è una semplice meta turistica , mi riferivo proprio a questa sua qualità emozionale che prevale su quella aziendale in maniera quasi antitetica.
I suoi obiettivi oltre a quelli di offrire un’ alta e vasta qualità di servizi in un ambiente del tutto naturale, vanno a far leva su qualcosa di molto più profondo, che va oltre il semplice divertimento con la voglia di godere di una realtà diversa o fuggire per un determinato periodo dalla vita quotidiana.

Heidiland ed Heididorf sono l’ emblema di quella forma del turismo emozionale che negli ultimi anni si è andato via via sviluppando.

Influenzare il consumatore in base alle qualità aziendali non è lo scopo di questa regione, essa mira a qualcosa di ben piu diverso: migliorare ed offrire qualità prettamente emozionali. Ed è qui che alla vendita di prodotti si sovrappone-anzi sostituisce-la vendita di emozioni, che fa dei luoghi la vera industria di questa merce.

L’emozione sottoforma di merce, è questo il termine che io utilizzo per descrivere Heidiland; del quale attualmente si sono appropriati tutti i settori dell’ economia che giorno dopo giorno , ci fanno da luogo, da terreno.

Vendita di emozioni, è un termine per me un pò ambiguo, che da una parte riduce il valore dell’ emozione intesa come un qualcosa di individuale, soggettivo che si manifesta in modi e maniere differenti ma uniche, non vendibili e non riproponibili e dall’altra conferisce ai “luoghi” la capacità, la voglia ma più che altro l’ obiettivo di produrre l’ astratto..il personale.

I luoghi divengono i costruttori di forme emotive.

Nel mio InterRail le emozioni più profonde, e che ancora ricordo con lo stesso brivido, le ho provate soprattutto in quei luoghi non “ancora” contaminati da questa mercificazione.

Per ulteriori approfondimenti su questo argomento rimando ad un articolo pubblicato su Golem l’indispensabile, rivista online, scritto da Roberta Bartoletti.

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Programmi della serata

Signore e Signori, se per questa sera non avete ancora alcun programma, o per scaramanzia non volete guardare la partita della Nostra Italia, vi suggerisco un appuntamento: alle 21.10 su Italia Uno sarà mandato in onda il film d’ animazione “Heidi” diretto da Alan Simpson, diviso per l’ occasione in due tempi.

Questo adattamento creato nel 2005 tra Gran Bretagna e Germania, certamente non vanta delle stesse qualità grafiche e tecniche dell’ anime giapponese ma rimane molto fedele al romanzo della Spyri.

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La mia intervista a Heidimadrid

Certamente non potevo soffermarmi ad ammirare questo “luogo di culto” , ovvero Heidimadrid, dal di fuori.

Nel momento in cui sono entrata la mia unica intenzione era osservare il tutto con occhi curiosi; il negozio è molto piccolo, per visitarlo seppur attentamente ho impiegato tre minuti, al fine dei quali una strana voglia ha stimolato la mia curiosità: improvvisarmi giornalista.

Ho tirato fuori la mia Moleskine, la mia penna “mangiucchiata” e gli occhialini da vista hanno sostituito quelli da sole, il tutto per assumere un’ aria più credibile.
Non ho molta dimestichezza con la lingua spagnola, ma al mio fianco vi era una traduttrice d’ eccezione: la mia amica Nadia , in Erasmus a Madrid, grazie alla quale sono riuscita a dare più credibilità alla mia improvvisazione.

Il proprietario del negozio, Jesus è stato molto disponibile, non solo si è sottoposto alle mie domande ma mi ha perfino dato la possibilità di scattare foto e pubblicarle sul mio blog.

In questo momento mi rendo conto che avrei potuto fargli un questionario più articolato, ma sono soddisfatta di ciò che ho scoperto e del dialogo che si è creato: la mia prima domanda è stata chiedergli la motivazione che l’ ha spinto ad aprire un negozio Heidi.com, alla quale lui mi ha risposto dicendomi che conosce i creatori del brand e tale marchio, tale filosofia e linea di vestiti gli è da subito piaciuta.
Jesus con la sua compagna Cristina, sono stati molto bravi non solo nell’ allestirlo creando al suo interno una sorta di salottino, ma anche nel trovargli una collocazione perfetta: nel pieno centro della capitale spagnola, esso è l’ unico negozio al mondo monomarca Heidi.com in vita dal novembre 2007.

Il proprietario è stato cosi disponibile tanto da svelarmi una curiosita: i creatori del brand stanno progettando di aprire un negozio simile a Tokyo.
Ve lo immaginate un negozio del genere con l’ architettura orientale?

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Madrid: Heidi.com, l’ unica tienda monomarca

Pesaro: Sono tornata nella mia città universitaria, e riprendere la vita quotidiana non è cosa facile, pur non avendo io “una solita vita quotidiana”.

Viaggiare per me è il sinonimo di esplorazione, trasformare le piccole cose, dal semplice monumento al piatto culinario tipico di quel luogo, in mezzi di paragone e di osservazione.
E Madrid è piena di piccole cose, perfino la scritta di denominazione delle strade ( chiamate in spagnolo calle) richiedono attenzione, perchè non semplici targhette affisse al muro: ma delle vere mattonelle in ceramica.

E’ vero ho trascurato il mio blog, ma ciò non vuol dire che non abbia “lavorato” ai miei post, anzi..non potete immaginare cosa mi è capitato di trovare camminando per il famoso corso Malasaña (Madrid): un negozio Heidi.com, non credevo ai miei occhi, e soprattutto non credevo alle mie orecchie quando mi hanno detto che quello era l’ unico negozio al mondo monomarca.

Mi sono emozionata.

La mia macchina fotografica l’ ho tirata fuori come se avessi d’ avanti a me un luogo, un monumento, un oggetto sacro, qualcosa da immortalare per ricordare.

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Punti di svista

Madrid– Penso di aver omesso qualche particolare: il mio risveglio a Milano non è stato dovuto ad un soggiorno di piacere; cioè il piacere c’ è stato, ma aveva uno scopo ben preciso: partire da Malpensa con destinazione Madrid.
Sto scrivendo da Madrid…ENCANTADA.

VAI, VIVI, SPACCA queste tre parole sono ancora impresse nella mia mente, e queste stesse parole sono state in grado non solo di trasmettermi una grande forza adrenalinica, ma sono riuscite a regalarmi un nuovo punto di vista per osservare Milano.

Quest’ ultima già la conoscevo, tanto da apparire nel mio immaginario rappresentazionista costituita solo da simboli negativi: smog, traffico, cielo cupo, gente perennemente di corsa, cemento.

So che Milano ha da offrirmi tante possibilità professionali, ma al tempo stesso sono consapevole che in questa grande metropoli non ci riuscirei mai a vivere sia fisicamente che psicologicamente, sembra strano ma la forza mitigatrice del mare ha grandi effetti benefici su di me.

VAI, VIVI, SPACCA non solo obiettivi, ma li ho utilizzati come metafora per un nuovo sguardo; ieri a Milano c’ era il sole! (ed io qui, fino a l’ altro ieri tale luce naturale non l’ avevo mai vista); a contribuire al nuovo punto di osservazione vi è stato secondo me il non-utilizzo della metropolitana, che mi ha sempre agevolato negli spostamenti ma mi ha anche privato di una visione a 360° di tutto ciò che andava oltre le COSE DA VEDERE.

Milano doveva essere solo un luogo di transito, ma posso ora affermare che è stato l’ inizio del mio viaggio, per la prima volta in questa grande provincia mi sono sentita turista, a conferma del fatto che tutti possiamo essere turisti in qualsiasi luogo, l’ importante è acquisire il giusto punto di vista.

Questo è quello che avrebbe dovuto fare Heidi nella sua permanenza a Francoforte: non soffermarsi alla sua visione negativa della città, andare oltre…viversela con grandi e nuovi occhi.

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