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Heidiland: ricorso alla nostalgia

Oltre alla mercificazione delle emozioni, il mercato turistico si avvale di un altro sentimento come occasione per la propria economia: la nostalgia.

Ma che cos’ è la nostalgia? Utilizzare il termine sentimento per definirla è inappropriato, infatti essa compare per la prima volta nel XVII secolo per indicare quella strana patologia che stava colpendo un numero sempre più crescente di persone.
Una malattia della mente causata dalla gran voglia di tornare a casa, un allontanamento sentito in maniera persistente innanzitutto dai marinai e dai soldati che abbandonavano la propria patria per difenderla, successivamente ha contaminato anche i servi e i domestici, che in cerca di un mezzo di sostentamento, abbandonano la campagna per andare in città.

Una malattia non più solo della mente, ma anche del corpo.
La cura per questa malattia ormai di portata sociale? Il ritorno a casa, ma nel XIV secolo si comprende che pur ricorrendo a questa soluzione, non si guariva: la nostalgia è un male incurabile.

Tutti siamo nostalgici, soprattutto in questa società moderna, tutti confidiamo in un ritorno alla casa perduta, che non deve essere intesa come un luogo concreto, ma ideale, un luogo del senso.

Heidiland, ha saputo ben sfruttare questa sensazione di disagio, ed è andata a ricostruire la casa mitica di Heidi, la casa di un passato ben distante dall’ attuale urbanizzazione , con altrettanti modi di vivere.

Il mercato ha fatto della nostalgia una risorsa mediante il processo di mercificazione, Heidiland offre un ritorno alla casa perduta-pur non essendo mai esistita- a tutti coloro che ne sentissero l’ esigenza.

L’ esigenza di “rivivere” un mondo naturale, respirare aria pura non contaminata dallo smog, goder del cinguettio degli uccellini senza alcun suono artificiale.

In questo contesto la nostalgia intesa come malessere individuale, diviene semplice nostalgia di maniera, che fa di tutti gli elementi costitutivi di Heidiland delle merci della nostagia.

Le fonti da cui sto attingendo le mie informazioni, ma che soprattutto offrono le basi per il mio studio, provengono tutte da una stessa penna; per ulteriori approfondimenti consiglio di leggere il libro “Memoria e comunicazione” 2007, scritto da Roberta Bartoletti, al quale allego e suggerisco il blog La memoria delle cose.

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